Che la vita quotidiana faccia accumulare dosi di stress tali da ripercuotersi anche sulla qualità e la quantità dei sonni notturni, ormai non è più un segreto. Decine di autorevoli studi hanno infatti dimostrato la stretta relazione che intercorre tra l’ansia derivante da lavoro, famiglia, impegni ecc, e le difficoltà a prender sonno, o a rimanere addormentati per un numero sufficiente di ore. Questo legame sembra percorrere una direzione di causa-effetto incontrovertibile: sono preoccupato, quindi dormo male.

I BENEFICI DI UN SONNO RISTORATORE

E se provassimo ad invertire questa direzione, e considerare il binomio da un altro punto di vista? Se considerassimo l’ipotesi che, provando a dormire meglio, potremmo condurre una vita più serena? Sarebbe certamente un punto di vista nuovo ed interessante. Fortunatamente c’è chi l’ha già adottato per noi. In Inghilterra un team di esperti ha condotto un esperimento durato ben quattro anni, durante i quali sono stati analizzati 30000 volontari, con un’età superiore ai 16 anni. Questi 30000 inglesi hanno fornito ai ricercatori dati sul sonno, sulla salute, sul benessere psichico, con tre variabili fondamentali da sperimentare in corso d’opera (la quantità del sonno, la qualità del sonno, l’uso di farmaci per indurre il sonno), e tre variabili da considerare nei risultati (il questionario sulla salute generale, il punteggio ottenuto con i test incentrati sulla componente mentale, e quello sulla componente fisica.

L’incrocio di tutte queste variabili e dei dati raccolti sottraendo ore di sonno, o aggiungendone, migliorando progressivamente la qualità del dormire, curando piccole e grandi patologie del sonno da cui i 30000 erano già affetti, proponendo e sottraendo soluzioni farmacologiche ai problemi dei volontari, hanno sancito una verità scientificamente provata: chi viene rieducato al sano dormire, affronta più serenamente quelle stesse situazioni che gli impedivano di riposare bene. Una conclusione rivoluzionaria, se ci pensate. I risultati migliori sul benessere psichico dei volontari sono arrivati col miglioramento della qualità del sonno, e con l’aumentare della quantità di ore trascorse a dormire. I 30000 hanno invece fornito i dati peggiori riguardo il loro generale stato di benessere psicofisico, quando le percentuali di sonno all’interno della giornata erano più basse, quando la qualità del sonno era pessima, quando riuscivano a dormire con l’aiuto dei farmaci.

Interessantissimo quest’ultimo dato in particolare. Se si riesce a dormire il numero necessario di ore nell’arco della giornata, ma lo si fa solo sotto induzione farmacologica, non si riscontra alcun miglioramento dell’umore generale della persona. Si dorme bene, si dorme di più, ma rimane strisciante e occulto un malessere generale che rende scontrosi o depressi. Chi invece otteneva un sonno di quantità e qualità tramite una sana rieducazione allo stesso, faceva registrare soglie di “felicità” quotidiana paragonabili a chi ha appena vinto la lotteria. Parliamo quindi di entusiasmo vero, di una marcia emotiva superiore alla norma, che riesce a sorvolare le ansie derivanti dalle preoccupazioni quotidiane, affrontandole senza lasciarvicisi invischiare.

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